Il borgo antico di Castellaneta a strapiombo sulla Gravina Grande
Il borgo antico a strapiombo sulla Gravina Grande — foto: Pietro D'Ambrosio · CC BY 2.5 · Wikimedia Commons

Chi arriva in questa parte della Puglia per la prima volta si aspetta il mare, gli ulivi e i muretti a secco. Poi arriva a Castellaneta, si affaccia dal ciglio del borgo antico e trova un canyon. È la Gravina Grande, e non è un'eccezione: è il tratto più spettacolare di un sistema di solchi profondi che attraversa tutto l'arco jonico.

Che cos'è una gravina

Le gravine sono solchi erosivi scavati nella roccia calcarea dall'azione dell'acqua nel corso di centinaia di migliaia di anni. Il calcare è una roccia solubile: la pioggia, filtrando e scorrendo, la scava dall'alto e dall'interno, creando pareti verticali, grotte, cunicoli e cavità. In questa zona della Murgia le gravine raggiungono e superano i cento metri di profondità, e per forma somigliano più a piccoli canyon che a semplici valli.

Sul fondo scorre un torrente che per gran parte dell'anno resta invisibile e riappare dopo le piogge autunnali e invernali. È questo alternarsi di secco e di acqua a spiegare la vegetazione della gravina: macchia mediterranea fitta sulle pareti esposte, alberi più alti nel fondovalle.

La Gravina Grande di Castellaneta

La gravina di Castellaneta passa esattamente sotto il centro storico: il borgo antico è costruito sul ciglio, con le case che si affacciano direttamente sul vuoto. È la ragione per cui l'immagine più nota della città è proprio quella del profilo bianco a strapiombo sulla roccia.

Il modo più semplice e più sicuro per vederla è dall'alto, dai punti panoramici che si aprono lungo il perimetro del centro storico: si arriva a piedi in pochi minuti dal cuore del paese e non serve alcuna attrezzatura. La vista cambia molto con l'ora: al mattino la parete opposta è illuminata, nel tardo pomeriggio è il borgo a prendere la luce mentre la gravina sprofonda nell'ombra.

Le grotte e gli insediamenti rupestri

Lungo le pareti si aprono decine di cavità: alcune naturali, altre scavate e adattate dall'uomo. Sono abitazioni, ricoveri per il bestiame, ambienti di culto. La più conosciuta a Castellaneta è la Grotta del Padreterno, un insediamento rupestre raggiungibile lungo i sentieri che scendono nella gravina.

Un avvertimento onesto: scendere nella gravina non è una passeggiata. I sentieri sono ripidi, spesso poco segnalati e scivolosi dopo la pioggia. Se volete arrivare fino al fondo, fatelo con scarpe da trekking e con l'accompagnamento di una guida che conosca i percorsi.

Chi ci vive

Le pareti verticali sono un habitat perfetto per i rapaci: nel parco nidificano falchi, gheppi, poiane e civette, che si vedono spesso volteggiare sulle correnti ascensionali che salgono dal fondo. Le gravine dell'arco jonico sono anche tra i pochissimi siti italiani in cui è documentata la nidificazione della cicogna nera, una specie molto più schiva e rara della cugina bianca.

Non solo Castellaneta

A pochi chilometri ci sono altre gravine, ciascuna con il proprio carattere: quella di Laterza, tra le più lunghe e profonde, quella di Ginosa, dominata dal castello normanno-svevo, e quelle di Massafra e Mottola, celebri per le chiese rupestri affrescate. Volendo, in una giornata se ne vedono due o tre.

Dal relais la gravina di Castellaneta dista circa undici chilometri, un quarto d'ora di auto. È la classica cosa da fare nel tardo pomeriggio, dopo il mare, quando la luce è migliore e il caldo è passato.

Le pareti coperte di macchia mediterranea della Gravina Grande di Castellaneta
Le pareti della Gravina Grande — foto: Pietro D'Ambrosio · CC BY 2.5 · Wikimedia Commons
L'ingresso scavato nella roccia della Grotta del Padreterno a Castellaneta
La Grotta del Padreterno — foto: Pietro D'Ambrosio · CC BY 2.5 · Wikimedia Commons

Il vostro punto d'appoggio a Castellaneta

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